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- Scritto da Eros Tetti
- Categoria: Storie dei nostri produttori
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Per noi di “Io Compro Toscano!”, un’azienda non è solo una Partita Iva.
È un respiro. È una storia. È un volto segnato dal sole o da un’intuizione, un gesto antico che si fa moderno. È una radice che tiene salda la terra. Le imprese locali, le nostre imprese, coevolvono con il nostro paesaggio: disegnandolo, abitandolo, salvandolo.
Da questo blog cominciamo a raccontarvele, una ad una. Le aziende. Le idee. Le mani. Le persone. Le storie.
Oggi vi parlo di Fili di Lana, una delle prime realtà che si è avvicinata al nostro cammino. L’ho conosciuta attraverso Francesca Vannini, che spesso racconta con dolce passione i suoi tessuti, i suoi capi, quelli che portano il nome, un marchio, Vertigo Firenze.
L’azienda nasce nei primi anni Duemila, a Calenzano, in provincia di Firenze, per visione e volontà di Elio Guetta, il marito di Francesca Vannini. In via delle Calandre 49, in un capannone che pulsa di vite artigiane, prende forma una piccola rivoluzione silenziosa: qui si lavora solo con filati pregiati locali e nazionali, scelti con maniacale attenzione. Cashmere. Lana merinos. Alpaca. Lino.
Niente viene da lontano. Tutto respira Made in Italy, nella sua forma più autentica. Filiera corta, tracciabilità, rispetto per l’ambiente. Bellezza sobria e resistente. Una realtà seria che crea lavoro locale, crea economia e tiene alto il nostro nome nel mondo.
Mentre Francesca mi racconta, sento che non parla solo di tessuti: parla di sé, della sua famiglia. Dell’orgoglio con cui difende un prodotto di qualità, tessuti e prodotti scelti anche da grandi marchi di cui non posso svelare i nomi, ma vi garantisco davvero grandi marchi anzi brand come usa oggi. Ed il suo racconto si estende al suo Outlet, motivo di orgoglio, aperto al pubblico accanto al laboratorio: un luogo vero, accessibile, pensato per le persone, per i commercianti, per chi ama ciò che dura. Qui trovi stole, carrè, foulard, mantelle, plaid e pareo. Roba che ti si attacca al cuore, che senti tua, che vive con te. E che costa il giusto, perché la qualità non deve essere un lusso. Una visita fatecela, anche solo per vedere la bellezza di certi prodotti che in questo spazio sono veramente accessibili a tutti.
Quando entro nella sala produzione e vedo i telai muoversi, sento qualcosa. È come guardare la memoria mettersi in moto. È la sapienza che si muove tra le trame. È la risposta silenziosa, ma potentissima, alla fast fashion. Qui non trovi abiti che sono già rifiuti mentre li acquisti trovi prodotti con un'anima a cui affezionarsi, con cui condividere preziosi attimi di vita.
Francesca mi racconta un simpatico episodio: un giorno, la chiamano da La7. Lei, pensando fosse uno scherzo, risponde di scrivere una mail per ordinare qualcosa. Ma erano davvero loro.
Da allora i suoi capi sono apparsi in TV, indossati da giornalisti, attrici, volti noti. Poi è arrivato anche Sky, con la trasmissione Pole Position, dedicata alle eccellenze italiane. Un riconoscimento meritato, arrivato senza scorciatoie, solo con il lavoro e la serietà.
Sì, perché Fili di Lana è un’impresa familiare, ma è anche qualcosa di più. È una forma di resistenza gentile. Un modo per dire al mondo che si può ancora creare bellezza, qualità, cura.
E mentre mi allontano da Calenzano, camminando tra il rumore lontano dell’autostrada e le colline che fanno da sfondo, mi porto addosso quella gratitudine antica che si prova davanti a chi fa bene le cose, davanti a chi non ha ceduto alla fretta compulsiva di questa epoca.
Siamo fieri, noi, di raccontare storie così. Perché se perdiamo queste imprese, non perdiamo solo lavoro: perdiamo pezzi di noi. Si spegne l’economia, certo, ma insieme si spegne la possibilità di vivere in un mondo più giusto, più bello, più duraturo.
Me ne vado, come ogni volta in cui varco la soglia di aziende così, con un senso doppio nel petto: da un lato rincuorato, perché esistono ancora realtà capaci di creare prodotti unici, autentici, meravigliosi; dall’altro amareggiato, perché sento con forza che non basta ammirarle, dobbiamo difenderle.
Perché la bellezza del prodotto italiano sta tutta lì: nel non essere mai omologato, mai banale.
Andateci, vi prego. A Calenzano. Parlate con Francesca.
E toccate con mano cosa vuol dire, davvero, un prodotto toscano.
Contatti:
www.filidilana.com